Capitolo Quattordici/2. Schelling..
Introduzione.  Ragione e libert.
Il primo avvenimento importante della vita di F. W. J. Schelling
(1775-1854) fu la Rivoluzione Francese. Quindicenne, egli era
stato mandato a studiare nel seminario protestante di Tubinga,
quando arriv la grande notizia. Nei mesi seguenti, preso
dall'entusiasmo, insieme ai compagni di studi Hegel, Hlderlin ed
altri, egli and a piantare di notte nella piazza di Tubinga
l'"albero della libert" simbolo della rivoluzione, ed in seguito
tradusse per i compagni le parole della Marsigliese.
L'opera di Fichte Critica di ogni rivelazione port Schelling ad
interessarsi di filosofia e nonostante la giovane et dimostr di
assimilare molto bene il sistema filosofico fichtiano, malgrado le
indubbie difficolt espositive della Dottrina della scienza.
All'et di ventidue anni Schelling cominci a pubblicare le sue
prime opere, essendo gi in possesso degli strumenti tecnici e di
un punto di vista personale, che gli permisero di elaborare un suo
sistema. In esso veniva affermato che al centro dell'attivit
filosofica vi  la ricerca dell'Assoluto, che in quanto tale non
pu avere nulla fuori di s. Esso per non  una sostanza (come
per Spinoza), ma un movimento, un processo e coinvolge sia la
natura, che la coscienza. La prima tende alla coscienza come
storia reale, la seconda ripercorre all'indietro tutte le tappe
della storia e le comprende nella forma della contrapposizione
(soggetto-oggetto; reale-ideale). Infine il suo sistema filosofico
trovava compimento nell'intuizione intellettuale, che si manifesta
nell'arte ed  in grado di superare le contrapposizioni presenti
nel fatto del conoscere come rapporto soggetto-oggetto e di
cogliere l'Assoluto nell'immediatezza.
Schelling ebbe il merito d'introdurre nella filosofia elementi
della cultura romantica e gi nel 1798 ottenne una cattedra a
Jena. Qui egli strinse amicizia con Fichte e ritrov l'amico
Hegel. Ma l'amicizia con Fichte fin in una lunga polemica nella
quale Schelling ebbe al suo fianco Hegel, che poi lo criticher
piuttosto duramente nell'opera Fenomenologia dello Spirito del
1807. Da allora il successo in campo filosofico pass al suo
ex-amico e sembr che a poco pi di trent'anni Schelling fosse un
filosofo ormai superato. Hegel stesso interpret il pensiero di
Schelling come propedeutico al suo in una linea ideale che da
Fichte a Schelling (pi esattamente: dallo stesso Talete,
attraverso tutta la storia della filosofia) arrivava fino a lui.
Ma a Schelling rimanevano ancora molti anni da vivere e l'impegno
filosofico non venne mai meno, anzi egli cominci a cimentarsi sui
problemi pi ardui che fino ad allora avevano tormentato i
filosofi: l'esistenza e la natura di Dio, la libert, il male. In
continuit con le idee della fase precedente, Schelling part
dalla definizione di Dio come Assoluto. Questa definizione metteva
in crisi la concezione tradizionale della teologia come una branca
del sapere distinta dalla filosofia, perch Dio, in quanto
Assoluto,  tutto; e quindi argomento fondamentale della stessa
filosofia, anche se non oggetto di dimostrazione. Ma se Dio 
tutto, come si spiega l'esistenza del mondo, che pare essere
qualcosa fuori di Dio, quindi in contraddizione con la definizione
di Dio come Assoluto? Schelling rispondeva che siccome l'essenza
implica l'esistenza, era necessario che l'Assoluto si manifestasse
come esistenza e quindi avesse bisogno di un suo contrario, il
sorgere del mondo sensibile, nel rapporto col quale Dio avrebbe
potuto manifestare la propria esistenza. Il pensiero del filosofo
rifletteva quel superamento fichtiano dell'idea spinoziana di
sostanza, di cui Schelling, come idealista, era convinto; ma
venivano introdotti anche temi propri della tradizione gnostica,
in quanto egli affermava che il mondo era il risultato di una
caduta-separazione dalla perfetta unit divina.
Trasferitosi a Monaco, citt che stava per aprire una universit e
nella quale era stato invitato a tenere lezioni e conferenze,
Schelling cominci ad orientarsi verso una concezione di Dio non
pi come pura razionalit, ma come persona (capace di amare,
quindi di atti liberi) per l'influenza di Franz Baader (1765-
1841), filosofo attivo a Monaco che aveva recuperato alla
filosofia il pensiero dei mistici tedeschi, a cominciare da Jacob
Bhme (1575-1624). Schelling era convinto che la dimensione
personale di Dio implicasse una sua espressione temporale, la
quale coincideva con la storia dell'intero universo, in cui Dio
poteva esprimere la sua personalit. Questa "storia di Dio" si
manifestava poi in tre momenti diversi, quello della pura
identit, quello del divenire con tutte le sue contrapposizioni,
in particolare quella fra reale ed ideale, ed infine l'ultima fase
in cui ci sarebbe stata l'armonizzazione dei contrari ed il
ritorno alla pienezza dell'Assoluto.
La storia dell'universo come storia di Dio, portava poi Schelling
ad affrontare il tema particolarmente arduo dell'esistenza del
male e della sua origine; ci rendeva inevitabile porre il male di
fronte a Dio e riaprire l'annoso problema della teodicea (quella
parte della teologia che cerca di conciliare la presenza del male
con la bont divina). Egli afferm che in Dio vi sono due
princpi, che egli chiam natura (o fondamento, principio oscuro)
e spirito (o principio ideale, principio luminoso). Utilizzando
questa distinzione, tratta dal pensiero di Bhme, Schelling poteva
cos attribuire la fonte del male ad un principio divino senza
doverlo riferire a Dio stesso, ma solo alla sua parte oscura. Per
quanto riguarda il male nell'uomo, esso era messo in relazione con
i due princpi, quello razionale, fondato sull'intelligenza, e
quello irrazionale, fondato sulla volont, attraverso cui si mette
in evidenza l'istinto naturale.
Schelling era convinto di risolvere il problema della teodicea
dimostrando sia la necessit del male, sia il carattere positivo
dello stesso, non in s ovviamente, ma in quanto necessario alla
rivelazione del suo contrario, il bene. Il rapporto bene-male
mette mette in evidenza la natura dialettica di ogni realt, per
cui ogni essere si rivela solo per mezzo del suo contrario. Quindi
il bene implica necessariamente il male. Su questo presupposto,
cio sulla necessit del male, si basa la sua teodicea. Per
evitare il male Dio avrebbe dovuto cancellare anche il bene, o non
farlo esistere. Ci avrebbe comportato la negazione stessa della
sua esistenza divina. Lo stesso poi egli affermava per l'uomo:
senza il male non si sarebbe potuta rivelare neppure la sua parte
luminosa, il bene che  in lui.
Dieci anni dopo la morte di Hegel, Schelling fu chiamato a
Berlino. L'attesa era grande dato il prestigiodi cui ancora
godeva. Molti dei discepoli di Hegel andarono ad ascoltarlo e vi
erano anche studenti che provenivano dall'estero. Ma negli anni di
Monaco egli aveva maturato una profonda revisione della sua
filosofia e di tutto l'idealismo, una revisione che lo poneva in
netta contrapposizione con il pensiero hegeliano, allora
trionfante in tutta la Germania. Schelling, attraverso i sui studi
sulla libert e sul male, era ormai arrivato alla conclusione che
nella realt storica la libert si pone al di l della necessit e
quindi non  totalmente riconducibile al concetto. Perci egli
aveva sviluppato una critica della filosofia dell'identit di
razionale e reale convinto della non riducibilit del fatto alla
sua dimensione razionale.
Schelling riteneva che fosse necessario distinguere tra una
filosofia negativa e una positiva. La filosofia negativa era per
lui quella che pretende di determinare totalmente con la ragione
il modo in cui si debba pensare la realt. Questa posizione era
per lui estremamente pericolosa per la filosofia stessa, la quale
pretendendo di far coincidere la ragione con la realt, sarebbe
andata incontro ad una sicura sconfitta. La filosofia positiva
invece deve affrontare concretamente il fatto dell'esistenza e
della storia, deve proporsi come filosofia aperta, che si
confronta con l'empirico, in particolare con la storia, una
filosofia che vuole rimanere filo-sophia e non pretende di
diventare sophia essa stessa. Con questa distinzione Schelling si
poneva ormai su posizioni posthegeliane e postidealistiche. Il
distacco da Hegel, il quale invece aveva preteso che l' epistme
occupasse tutto lo spazio filosofico, era accentuato dal fatto che
la Sinistra Hegeliana aveva iniziato a metterne in evidenza quelle
conseguenze negative interne all'idealismo hegeliano, che egli
paventava. Ma quando Schelling cominci a manifestare queste sue
riflessioni, gli studenti, che erano stati entusiasti per
l'insegnamento di Hegel, rimasero dapprima confusi e poi delusi.
Nell'ultima parte della sua vita, portando avanti la proposta di
una filosofia positiva, concretamente aperta sulla libert e sul
male, quindi sull'esistenza e sulla storia, Schelling rivolse la
sua attenzione alla mitologia e alla rivelazione cristiana,
dimostrando che la cultura romantica era ancora in grado di dare
preziosi suggerimenti alla riflessione filosofica. Egli era
convinto, come gli esponenti del romanticismo, che i miti non
fossero favole senza senso, ma l'espressione pre-razionale di una
verit primordiale e quindi profonda. L'oggetto specifico dei
racconti mitici (in particolare le teogonie e le cosmogonie) era
per Schelling il momento dell'uscita dell'uomo dalla quiete, dal
paradiso originario, e l'inizio della storia. Nel mito era
possibile ritrovare le radici della religione, dell'arte e anche
della filosofia. Esso esprimeva la verit dell'uomo in un
particolare momento della sua storia, quello appena successivo
alla caduta (al peccato originale).
Dal mito Schelling era spinto poi ad interessarsi della concezione
cristiana della storia, a cui dedic l'ultima sua opera: La
filosofia della rivelazione, in aperta polemica con la sinistra
hegeliana (confronta Quaderno terzo/1). La concretezza della
storia e la sua non riducibilit al concetto favorivano una
rivalutazione dell'interpretazione che la religione storica per
eccellenza, cio il cristianesimo, ne aveva fatto, la quale pone
al centro il problema del male e della libert, della caduta e
della redenzione. Per questo la filosofia positiva non poteva fare
a meno di confrontarsi con essa, che insieme agli studi sul mito
costituisce il grande contributo di Schelling all'esigenza di una
filosofia in grado di prendere le distanze dal razionalismo
astratto di matrice hegeliana. Per Schelling era fondamentale che
la ragione riconoscesse la sua inadeguatezza nel cogliere la
realt come tale, che ammettesse di non coincidere con l'Assoluto,
di non essere la spiegazione e la giustificazione di tutto. .
Per quanto riguarda Ges Cristo, Schelling lo definiva la
manifestazione del cuore di Dio, quindi la rivelazione del fatto
che Dio non  pura idea o pensiero che pensa s stesso, come
spesso la filosofia lo aveva interpretato (un membro della
Sinistra hegeliana, David Friedrich Strauss aveva affermato a
proposito di Ges Cristo: Non  cos che si comporta un Dio!),
ma una persona che in quanto tale non poteva essere totalmente
deducibile con la ragione.
Mentre il suo orientamento filosofico scontentava sempre di pi
gli studenti tedeschi (fra i suoi uditori vi erano Engels e
Feuerbach), suscitava grande interesse in quelli russi, che
seguivano con estrema attenzione le sue lezioni fin dagli anni di
Monaco e mandavano in patria gli appunti, che poi venivano
ricopiati, stampati e diffusi (fra l'altro nell'opera dedicata al
cristianesimo egli si soffermava anche sul pensiero dei padri
della Chiesa orientale). Cos lo stesso Schelling si rese conto di
questo strano fenomeno, di essere studiato ed apprezzato pi in
Russia che in patria. Infatti mentre la cultura tedesca gli
voltava le spalle, in Russia il pensiero dell'ultimo Schelling
ebbe un notevole seguito per tutto l'Ottocento, favorendo la
nascita della corrente degli slavofili, e nel secolo seguente
influenzando il movimento dei neoidealisti.
Fra i suoi uditori vi era il giovane Kireevskij, che sar uno dei
nomi pi importanti della filosofia russa del secolo e che in
quegli anni cos valutava il messaggio filosofico schellingiano
nel quadro della cultura tedesca di allora: Il volgersi di
Schelling alla religione cristiana e la sua idea di assoggettarle
la filosofia tedesca l'abbiamo ritenuta il pi alto evento
spirituale del nostro secolo; d'altro canto per il suo silenzio
ostinato  un fatto non meno importante, che ci d chiara prova di
come la dissoluzione dello spirito in Germania si sia ormai
compiuta, e di come la conciliazione della filosofia con la
religione sulla base della subordinazione della prima alla seconda
non sia possibile (Ivan Vassilevic Kireevskij [1806-1856]
Osservazioni di un russo sulla cultura europea contemporanea,
1841).
Vedendo che il suo nuovo progetto filosofico non trovava negli
studenti una adeguata corrispondenza, Schelling abbandon dopo
qualche anno la cattedra universitaria e si ritir a vita privata.
Egli mor nel 1854.
